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Approccio·3 giugno 2026·6 min di lettura

La terapia online funziona davvero? Cosa dice la ricerca scientifica

Una revisione su 54 studi e oltre 5.400 pazienti confronta terapia a distanza e in presenza. I risultati, e i limiti da conoscere prima di iniziare.

La terapia online funziona davvero? Cosa dice la ricerca scientifica

La terapia online funziona davvero? Cosa dice la ricerca scientifica

Prima di iniziare un percorso a distanza, è legittimo chiedersi se valga davvero quanto sedersi in uno studio con uno psicologo di fronte a te. Non è una domanda ingenua: la relazione terapeutica si costruisce anche su presenza fisica, sguardo, silenzio condiviso nella stessa stanza. Vale la pena guardare cosa dicono gli studi, non le opinioni, prima di rispondere.

Una revisione pubblicata sulla rivista dell'associazione medica canadese, basata su 54 studi e più di 5.400 pazienti, non trova differenze significative di efficacia tra terapia cognitivo comportamentale guidata da un professionista a distanza e la stessa terapia in presenza, per ansia, depressione, insonnia e altri disturbi comuni (CMAJ, ricerca di Zandieh et al., McMaster University, 2024). La condizione chiave è che la terapia sia condotta da un professionista.

Cosa ha analizzato davvero la ricerca più solida

Lo studio di McMaster University pubblicato sul Canadian Medical Association Journal, ha messo insieme i risultati di 54 sperimentazioni cliniche randomizzate, il tipo di studio considerato più affidabile in medicina, per un totale di 5.463 pazienti. Le condizioni analizzate includevano disturbi d'ansia, sintomi depressivi, insonnia, dolore cronico, disturbi alimentari, acufeni e disturbo da uso di alcol.

Il risultato: nella maggior parte di queste condizioni, la terapia cognitivo comportamentale erogata a distanza da un terapeuta reale, in videochiamata o per telefono, ha prodotto risultati statisticamente equivalenti alla stessa terapia svolta in presenza, sia in termini di riduzione dei sintomi sia di percentuale di persone che hanno portato a termine il percorso. Un'altra ricerca, pubblicata sempre nel 2024, stima un effetto positivo della psicoterapia a distanza per la depressione e per i disturbi legati all'ansia (studio su PMC, 2024).

Perché la distanza fisica non riduce l'efficacia quanto si potrebbe pensare

Un dato che sorprende riguarda l'adesione al percorso: secondo diverse revisioni, le persone che iniziano una terapia a distanza portano a termine il percorso con una frequenza pari o addirittura superiore a chi lo fa in presenza. Una spiegazione plausibile è pratica più che clinica: fare una seduta da casa toglie la barriera dello spostamento, del traffico, del trovare un momento libero durante la giornata lavorativa, e questo riduce le sedute saltate o abbandonate a metà percorso.

La relazione terapeutica, l'elemento che più si teme possa risentire della distanza, non risulta indebolita in modo significativo negli studi controllati su ansia e depressione. Diversi di questi lavori registrano una qualità della relazione percepita dal paziente sostanzialmente comparabile tra le due modalità, con la videochiamata che sembra funzionare meglio della sola voce al telefono su questo aspetto specifico.

Cosa la ricerca non dice, ed è altrettanto importante saperlo

C'è un limite legato alla gravità clinica. Per condizioni complesse come la schizofrenia, il disturbo bipolare con episodi psicotici o alcuni disturbi gravi di personalità, gli studi disponibili sono più limitati, e questi quadri richiedono spesso una gestione che include valutazione diretta, gestione dei farmaci e capacità di intervento in situazioni di crisi, elementi che una piattaforma a distanza da sola non può coprire in modo completo.

Cosa significa in pratica per chi sta valutando di iniziare

Se stai valutando se iniziare un percorso a distanza per qualcosa come ansia quotidiana, difficoltà nelle relazioni, stress legato al lavoro o fasi di cambiamento, la letteratura scientifica disponibile oggi indica che non stai scegliendo un'opzione di ripiego rispetto alla terapia in presenza. Indica una modalità diversa, con un profilo di efficacia comparabile per la maggior parte delle situazioni comuni, e con alcuni vantaggi pratici misurabili, in particolare su adesione e continuità del percorso.

Quello che conta, più della modalità in sé, resta la qualità della relazione con chi ti segue e la continuità nel tempo: due fattori che restano centrali sia online sia in presenza, e su cui vale la pena valutare qualunque percorso tu scelga.

Domande frequenti

La terapia online è scientificamente provata quanto quella in presenza? Per i disturbi più comuni come ansia e depressione, sì: gli studi randomizzati controllati più recenti non trovano differenze significative di efficacia, a condizione che il percorso sia guidato da un professionista qualificato e non da un'app senza supervisione.

Esistono situazioni in cui è meglio la terapia in presenza? Sì, in particolare per condizioni cliniche gravi che richiedono gestione dei farmaci, valutazione diretta o intervento in situazioni di crisi, dove la ricerca disponibile è più limitata e la presenza fisica offre strumenti che la distanza non replica del tutto.

Perché le persone finiscono i percorsi online più spesso che in presenza? Probabilmente per motivi pratici: meno spostamenti, meno tempo perso, più facilità a trovare uno spazio nella settimana. Meno attrito logistico significa meno sedute saltate.

Una app di meditazione o self-help conta come terapia online? No. Gli studi che mostrano equivalenza di efficacia riguardano sedute condotte da un terapeuta reale in tempo reale, non strumenti automatizzati senza supervisione clinica, che restano un supporto complementare e non un sostituto della terapia.

Se ti stai chiedendo se la terapia online faccia davvero al caso tuo, un primo colloquio conoscitivo con un clinico heyUP è il modo più diretto per scoprirlo, senza doverlo decidere solo sulla base di quello che hai letto.

Fonti

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